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XIV MISSIONE SISMA ABRUZZO 2009


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Giunge il momento anche per Cesano Boscone come componente attiva di protezione civile nell'ambito della Provincia di Milano di partecipare alle operazioni di soccorso al sisma in Abruzzo. Il nostro emergency manager (Giuseppe Pedulla', n.d.r.) decide di inviare noi tre in qualita' di capisquadra operativi, come avamposto cesanese in quel dell'Aquila. Siamo una squadra ben assortita e preparata, Antonio, Laura ed io Franco, avendo partecipato negli scorsi 5 anni a tutti i corsi, specializzazioni ed esercitazioni, sappiamo esattamente cosa fare e cio' che ci aspetta. Compito della colonna mobile e' quella di portare il ricambio al personale di servizio e materiale al campo Lombardia 2 frazione Monticchio nel comune dell'Aquila. Il Capo Missione ci accoglie al centro operativo della Protezione Civile della Provincia di Milano e consegnatici i piani della missione seguiamo il capo colonna del ccvpc milano (comitato coordinamento volontari protezione civile, n.d.r.) con una carovana di 11 veicoli assortiti tra i vari gruppi comunali di turno tra i quali siamo assegnati come automezzo n.2. Partiti alle ore 23.00 del venerdi' 8 maggio e carichi di aiuti umanitari e aspettative personali, ci ritroviamo in meno di 7 ore ad arrivare nella zona delle operazioni. Passato l'interminabile tunnel sotto al Gran Sasso, noto anche come sede dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il piu' grande laboratorio sotterraneo del mondo, ci rendiamo immediatamente conto che la situazione della zona e' assolutamente critica. Nonostante siano passate alcune settimane dall'evento principale, il clima e' spettrale e desolante, tra le macerie che punteggiano ovunque la campagna della valle dell'Aterno circolano unicamente mezzi operativi di protezione civile e vigili del fuoco gia' dalle prime luci dell'alba in fervorante e quasi febbricitante attivita' praticamente ovunque. Siamo diretti nella zona a sud dell'Aquila, epicentro del sisma e teatro dello scenario piu' catastrofico, dove la parte del leone e' interpretata dalla Regione Lombardia che controlla la zona con 4 campi di accoglienza piu' un quinto in costruzione. Nonostante le notizie incoraggianti che avevamo sentito ventilare dai mass media, il numero degli sfollati e' in continua crescita, le tendopoli sono ben lungi dall'essere dismesse e vediamo coi nostri occhi che nuove aree sono in fase di allestimento; notiamo il personale dell'esercito italiano che con giganteschi bulldozer sta spianando alcune aree su cui getta uno strato di ghiaia, prodromo del montaggio delle tende ed abitazioni mobili. Arrivati al campo Lombardia 2, ufficiosamente chiamato Monticchio 2, iniziamo immediatamente senza troppe formalita' i turni di lavoro dando il cambio agli stremati volontari del turno precedente che ci lasciano le consegne assieme a qualche «dritta» di ordine pratico. Il campo-tendopoli al quale siamo assegnati si trova in una zona rurale tra le aree agricole di Monticchio, ad 1 kilometro da Onna e 5 da L'Aquila ed ospita circa 300 sfollati, verso i quali gli psicologi ci consigliano di rivolgerci col piu' rispettoso epiteto di «residenti», e circa 60 operatori di protezione civile. Il personale e' suddiviso in squadre eterogenee provenienti in gran parte dalla provincia di Milano, Varese, Lodi e Monza-Brianza con mansioni di logistica che spaziano dalla gestione dei magazzini alla manutenzione del campo, ma la parte preponderante e fulcro del lavoro e' incentrato ovviamente sulla sussistenza della popolazione. Il sito e' veramente suggestivo, una pianura georgica circondata da altissimi monti completamente innevati, il clima ha una escursione termica notevole, si passa dai 3-5 gradi della notte ai 25 e piu' del giorno, le giornate si susseguono a ritmi frenetici per i volontari e lentissime per i residenti che praticamente non hanno nulla da fare tutto il giorno e restano in compagnia dei loro problemi ed angosce in ogni momento; quasi tutti gli uffici e negozi sono chiusi, sospesi; solo pochissimi fortunati hanno un lavoro, una decina in tutto il nostro campo. Ci rendiamo immediatamente conto che la gente dipende in toto da noi e dal nostro lavoro ed abbandonate le questioni personali ci dedichiamo anima e corpo al lavoro. I turni anche se scaglionati e partizionati a periodi di 9 ore e mezza giornaliere, sono solo nominali, in quanto anche nei periodi di riposo siamo praticamente sempre impegnati su vari fronti e mansioni che ci portano ad essere in attivita' praticamente per 18 ore al giorno. Antonio e Laura vengono assegnati alla cucina come supporto alla mensa, diretta da un volontario che di professione fa' il cuoco, assieme ai volontari di Assago, Verano, Cavenago, Cornaredo, Pantigliate, Locate e Bareggio, mentre io assieme ad un volontario di Pantigliate mi dedico alla manutenzione, praticamente siamo dei «jolly tuttofare» e in un campo di 300 residenti eccome se ce n'e' da fare.. La popolazione di Monticchio 2, proveniente in gran parte da Monticchio ma anche Paganica Onna e L'Aquila risiede in schiere di tende allestite dalla Protezione Civile nazionale tra le quali scherzosamente per alleggerire l'ambiente sono state intitolate vie e piazze dai nomi floreali o beneauguranti, ma non mancano alcuni camper, roulottes e capanni. I bambini hanno a disposizione una tenda giochi, servizi igenici sono costituiti da moduli container attrezzati ad hoc,c'e' pure la lavanderia con tre lavatrici e due asciugatrici (che non funzionano mai..). Il materiale, magazzini e le attrezzature sono riposte in containers, le celle alimentari sono 2 camion-rimorchi refrigerati, la cucina e' posizionata in una serie di tre tendoni, e la nostra dimora e' una grande tenda pneumatica che ci ospita in una camerata unica. Abbiamo l'uso di acqua e corrente, naturalmente forniti da allacciamenti precari di fortuna, ma almeno cio' rende possibile sopravvivere dignitosamente. Il centro vitale del campo e fulcro di ogni attivita' e' il tendone-refettorio dove la popolazione dei residenti vive tutto il giorno; in questo spazio fornito di tv (obsoleta, che prende 3 canali e non funziona quasi mai), dalla mattina vengono servite le colazioni dalle 6.00 fino alle 8.30, poi svolta l'attivita' scolastica (di vari gradi promiscui), dunque viene servito il pranzo dalle 12.30 alle 14.00, successivamente viene utilizzato lo spazio per aggregazione di vario tipo, poi viene servita la cena alle 19.30 e fino alle 23.30 viene usato per la ricreazione degli ospiti residenti. La domenica questa grande tenda viene addobbata come chiesa ed il parroco locale celebra regolarmente i riti cristiani, seppure in una atmosfera particolare visto il risentimento che alcuni hanno riversato sulla religione che a loro modo di vedere non li ha protetti da lutti e disastri. Gli sfollati appartengono a tutti i ceti ed eta', dai bambini ai vecchi, dai disadattati alla gente in giacca e cravatta, sono tanti i personaggi, ci colpisce la vecchina centenaria, il ragazzo tossico, la «sciura» alla quale e' scappato il marito, il faccendiere che riesce a reperire qualunque oggetto, la maestra del campo (vera guida morale di Monticchio 2), ognuno con una storia triste alle spalle, c'e' pure la mascotte della tendopoli, un pollo sopravvissuto e tirato fuori dalle macerie che razzola solitario ovunque e nessuno ha l'ardire di disturbare, Cerchiamo ogni giorno di rendere la vita della popolazione residente piu' agevole, cerchiamo di coinvolgerli lievemente in qualche lavoro banale di tutti i giorni, come lavare i piatti, i bagni o pelare le patate, cerchiamo di scambiare qualche chiacchera leggera, ma la gente pur affezionandosi a noi resta in un limbo emotivo e ci racconta drammi che non possono trovare risposta da noi cesanesi, ci domanda dell'entita' delle scosse di terremoto (che ogni giorno si verificano dalle 3 alle 7 volte), ci chiedono lumi sul loro futuro incerto, sono sicuramente gente fiera e dignitosa, per nulla incline all'autocommiserazione, ma internamente molto fragile ed alienata.
Tra le mie mansioni di «tuttofare» mi vengono assegnate anche diverse commissioni fuori dal campo Monticchio 2, ed ho occasione di recarmi in altre zone e documentare la realta' del dramma, L'Aquila, gli altri paesi ed altri campi di accoglienza. Per le strade nessuno puo' circolare, c'e' una sorta di coprifuoco, ovunque posti di blocco, polizia e carabinieri in tenuta anti sommossa «armati fino ai denti» fermano ogni civile che sia a tiro perquisendolo e chiedendo il motivo dello spostamento; nessuno puo' muoversi dalle tendopoli senza un permesso motivato; solo per gli agricoltori la vita va avanti come sempre, ma per il resto lo sciacallaggio incombe. L'epicentro del sisma si trova presso il fiume Aterno, vicino ad Onna, una impressionante e profonda crepa nel terreno disegna chiaramente la faglia che si e' aperta per kilometri inghiottendo letteralmente 2 laghetti che ora sono rimasti svuotati; il paesino di Onna e' stato raso al suolo dalla furia del sisma, nulla resta che possa avere una parvenza di abitazione e i lavori si limitano allo spostamento di macerie. Tra i cumuli di calcestruzzo e pietre si vedono sedie, libri, passeggini, vestiti, niente e' piu' recuperabile, mi viene detto dai vigili del fuoco che il paese non sara' mai piu' abitato e ricostruito. L'Aquila, una bella citta' con un centro medioevale e' «off limits» per chi non ha il permesso di circolare operativamente, tutte le case sono inagibili e lesionate, i tetti crollati, le automobili stritolate dai crolli, i muri mostruosamente piegati; entrando all'interno delle case attraverso le brecce nelle pareti, si trovano ancora i panni stesi, le pentole sui fornelli, gli oggetti di tutti i giorni lasciati per una fuga improvvisa... Paganica e Monticchio sono spettrali ma emblematiche, la distruzione di interi quartieri, chiese ed edifici pubblici ha lasciato incredibilmente qua' e la' alcune abitazioni integre circondate da case e condomini schiacciati, quasi tutti mancanti del primo livello, lasciando intuire anche ai non addetti ai lavori la dinamica del crollo. Mi capita di recarmi per una commissione anche al campo Lombardia 1 a Monticchio, quello che viene visitato dai politici e mostrato in televisione nei vari collegamenti e telegiornali; con grande sorpresa noto che su quella tendopoli sono state riversate moltissime forze e risorse, il campo e' enorme, vi gravitano forse tra le mille e le duemila persone fra volontari e residenti con un rapporto lavoratori/ospiti almeno triplo rispetto al nostro campo; e' attrezzatissimo, segreterie informatizzate, schiere di lavanderie, ingloba persino un bar e una pizzeria, grandi schermi al plasma 16:9 che proiettano programmazioni satellitari a pagamento, in pratica quasi un campeggio, mancano solo i tappeti rossi.. almeno la' gli sfollati ospitati saranno un po' piu' comodi.
Come fosse passato soltanto un attimo trascorrono gli 8 giorni di lavoro intenso, arriva la fine della nostra missione e vediamo arrivare il turno successivo. I residenti tutti in occhiali scuri ci salutano, uno ad uno, affettuosamente, lasciando intravedere lacrime e sincera commozione. Ci vengono consegnati i documenti e ci prepariamo al rientro alla «base», a Cesano, ognuno di noi tre con la convinzione di aver lasciato un buon lavoro alle spalle e con la speranza malcelata di ritornare al piu' presto da quella gente in quei luoghi tanto disastrati quanto affascinanti. Ci guardiamo in faccia e l'unica cosa che possiamo e riusciamo a dirci e' che questa avventura ce la ricorderemo per tutta la vita.
-franco m. ilariucci

-@2005-2010 protezione civile cesano boscone



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